Testimonianze / Centro Antiviolenza di Firenze

redazione
20 Mar 15
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Intervista al Centro Antiviolenza di Firenze
Immagine: L'uomo perfetto foto di Ylenia Carnevali per Lo sguardo di GiULiA


Teresa Bruno è Presidente del Centro antiviolenza Artemisia di Firenze. Riportiamo il suo parere riguardo alla gestione regionale dei fondi e il coordinamento delle strutture dei centri in Toscana.

"La Regione Toscana ha deciso di affidare i fondi stanziati dalla Legge 119/2013 interamente alle Province, che si stanno quindi muovendo in autonomia. Ma al di là dei criteri di ripartizione non ci sono indicazioni specifiche su quali interventi saranno finanziati. Ad esempio, alcuni sportelli territoriali del nostro centro antiviolenza improvvisamente non hanno più ricevuto finanziamenti. I Centri antiviolenza che da anni lavorano sul territorio non sono stati consultati e quindi quello che preoccupa di più è il rischio di una dispersione di risorse.

Il Centro Artemisia non ha ancora ricevuto i fondi – circa 36.000 euro – che avrebbero dovuto potenziare i servizi e che invece andranno a coprire solo in parte i mancati finanziamenti degli ultimi anni, dovuti alla riduzione degli stanziamenti pubblici. Queste difficoltà si aggiungono alle sfide che i centri antiviolenza si trovano ad affrontare nella situazione attuale, in cui le richieste di aiuto sono aumentate, a fronte però di una diminuzione costante nel tempo delle risorse a disposizione.

Artemisia accoglie 1.500 donne, bambini e adolescenti l’anno. Un numero importante, che richiede un investimento proporzionale da parte delle istituzioni. Ma, per esempio, la Legge regionale 59/2007 “Norme contro la violenza di genere” non è mai stata finanziata a favore dei Centri Antiviolenza. Per fortuna, grazie a una convenzione con il Comune di Firenze possiamo portare avanti alcuni servizi in modo continuativo. Ma se facciamo un confronto con gli anni passati, ad esempio attorno al 2000, possiamo stimare una riduzione dei fondi a nostra disposizione di circa il 60%.

Per il resto finanziamo il centro attraverso progetti e attività di raccolta fondi da privati cittadini, fondazioni, banche, associazioni. Anche se con piccole cifre, la solidarietà e la cooperazione sono importantissime per la nostra sopravvivenza e per costruire risposte di rete alle donne e ai bambini che seguiamo. Tuttavia, a causa della difficoltà di ricevere fondi regionali, nel corso degli anni abbiamo dovuto ridurre o eliminare alcuni servizi, ma con i fondi a disposizione cerchiamo comunque di rispondere alle situazioni di crisi con consulenze e accompagnamenti giudiziari. Abbiamo dovuto però ridurre di un’ora al giorno il tempo di accoglienza telefonica".