Il monitoraggio locale: Lazio e Lombardia a confronto

redazione
19 Nov 19
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Il monitoraggio dei fondi statali antiviolenza 2019 presenta una novità rispetto al passato. Quest’anno ActionAid ha deciso infatti di realizzare due focus territoriali1 per ricostruire anche il sistema locale di gestione delle risorse, identificandone i punti di forza e di debolezza ed elaborando delle raccomandazioni per migliorare il funzionamento complessivo della filiera.

Lazio e Lombardia i territori su cui si è concentrata l’analisi, selezionati innanzitutto perché accomunati dalla stessa modalità di gestione dei fondi statali antiviolenza2 e caratterizzati dall’elevata popolazione femminile residente di età superiore ai 14 anni, una quota significativa di risorse assegnate dal DPO alle Regioni3 e dal basso livello di trasparenza e accessibilità agli atti regionali di programmazione e liquidazione delle risorse. Tale ricerca ha incluso nell’analisi le aree di Roma, Latina, Milano e Varese.

Dall’analisi dei due sistemi regionali emerge che i differenti assetti organizzativi e di coordinamento e le diverse modalità gestionali implementate sui territori incidono sui tempi di assegnazione e liquidazione dei fondi statali antiviolenza.

La governance della Lombardia strutturata in reti interistituzionali diffuse, promuovendo una cooperazione efficace tra gli attori, facilita il dialogo delle realtà locali con la Regione e, in alcuni casi, accelera l’iter amministrativo di programmazione e assegnazione dei fondi, garantendo una loro liquidazione più tempestiva. Diverso il caso del Lazio dove, nonostante la maggiore esperienza in materia di violenza4, non è presente una governance ben definita in grado di garantire la pronta assegnazione e liquidazione dei fondi statali alle case rifugio e ai centri antiviolenza.

L’analisi degli atti amministrativi degli enti locali dei due territori mostra infatti che in Lombardia una prima quota di risorse statali stanziate per il biennio 2015-2016 è giunta nelle casse degli enti gestori già nel primo semestre del 2018. Al contrario, nel Lazio le prime risorse sono state liquidate solo verso la fine del 2018. Si tratta tuttavia di dati incompleti. Infatti, a causa della bassa trasparenza di alcuni enti locali, non è stato possibile tracciare la totalità dei fondi assegnati ai due territori regionali e calcolare quanto tempo impiegano le risorse ad arrivare alle strutture antiviolenza.

A fronte di sistemi di governance e di gestione delle risorse differenti, il monitoraggio locale ha rilevato delle problematiche che accomunano Lazio e Lombardia. In primo luogo, la non rispondenza tra la programmazione regionale dei fondi e i bisogni dei territori, causata nel Lazio dalla mancanza di una sede formale di confronto con tutte le realtà locali che lavorano sul tema della violenza, e in Lombardia dalla rigida programmazione5 degli enti capofila delle reti che non consente agli enti gestori alcun margine di manovra nell’uso delle risorse. E in secondo luogo, l’inefficace sistema di erogazione dei fondi che prevede la liquidazione delle risorse statali ai centri antiviolenza e alle case rifugio solo dietro presentazione della rendicontazione delle spese sostenute. Un sistema che, generando un ulteriore ritardo nell’erogazione delle risorse statali, costringe le associazioni, le operatrici e le stesse donne assistite in una condizione di precariato. Tale situazione impatta soprattutto sulle associazioni di piccole dimensioni che non riescono a finanziare le attività con altre risorse e sono costrette a servirsi del volontariato “forzato”, ovvero di personale che lavora per lunghi periodi senza ricevere regolare stipendio.

Quali sono dunque le possibili soluzioni a queste criticità?

Innanzitutto, la programmazione dei fondi dovrebbe essere sviluppata con gli attori a vario titolo coinvolti nella rete di assistenza e protezione locale, per rispondere puntualmente ai bisogni reali delle donne e dei territori. Poi, sarebbe auspicabile semplificare i procedimenti amministrativi a livello regionale e locale per incidere sulle modalità e i tempi di erogazione delle risorse, prevedere il pagamento anticipato, da parte di Regioni ed enti locali, di almeno una quota significativa dei fondi per coprire le spese sostenute da centri antiviolenza e case rifugio, e dotare gli uffici regionali e comunali di risorse umane adeguate. Infine, fondamentale risulta essere l’adozione di criteri di assegnazione dei fondi che privilegino competenza e qualità degli interventi piuttosto che criteri di economicità. Considerare, infatti, le misure a supporto delle donne che subiscono violenza in ottica prestazionale al pari di servizi socio-sanitari, come sta già accadendo in alcuni territori, rischia seriamente di minare il buon esito dei percorsi di supporto e protezione delle donne prese in carico. In questo quadro, valorizzare saperi e pratiche femministe diventa garanzia per il rispetto dei diritti umani fondamentali, tra cui i diritti alla non discriminazione, alla sicurezza e alla privacy.

  1. 1.La ricerca è stata condotta grazie all’analisi di atti amministrativi e di indirizzo regionali e locali alle informazioni raccolte attraverso 17 interviste semi-strutturate a responsabili della programmazione e della liquidazione dei fondi delle Regioni Lazio e Lombardia, dei Comuni di Roma, Latina, Milano e Varese, e a rappresentanti di case rifugio e di centri antiviolenza assegnatari delle risorse nelle aree geografiche di interesse. 

  2. 2.Le Regioni Lazio e Lombardia trasferiscono le risorse ai Comuni che, attraverso l’emanazione di procedure pubbliche, le assegnano alle organizzazioni del terzo settore che gestiscono i centri antiviolenza e le case rifugio. 

  3. 3.La somma totale dei fondi assegnati a Lazio e Lombardia corrisponde a circa un quarto del totale delle risorse ripartite annualmente dal DPO. 

  4. 4.La Regione Lazio vanta un’esperienza più che ventennale in materia di prevenzione, protezione e contrasto alla violenza contro le donne. È stata infatti una delle prime Regioni a dotarsi di una normativa, aggiornata nel corso degli anni, e di fondi annuali per il sostegno di case rifugio e centri antiviolenza. 

  5. 5.Sembrerebbe, infatti, che le risorse sono ripartite tra le strutture in base a criteri fissi (ad es. costo orario delle consulenze specialistiche, spese vive dei centri) non tenendo adeguatamente in considerazione il costo del lavoro delle operatrici impegnate nelle azioni di supporto e accoglienza “non specialistiche”.