Fondi Antiviolenza: quali sono le Regioni più Trasparenti? Mappa interattiva

Rossana Scaricabarozzi - Esperta in politiche di genere
20 Mar 15
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Il 25 novembre scorso abbiamo ricordato la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne chiedendo alle Regioni trasparenza sull’uso dei fondi stanziati dal Governo con la Legge 119/2013. Tre le risposte positive: la Regione Lazio si è impegnata a pubblicare entro marzo le informazioni rilevanti in formato aperto; la Toscana e le Marche hanno già reso disponibili i dati relativi alle scelte di riparto dei fondi ricevuti rispettivamente sul portale OpenToscana e sul sito Marche GoOD PA. In prossimità dell’8 marzo, Festa della donna, facciamo allora il punto su quello che manca per ottenere trasparenza. La premessa è che per non rischiare la revoca dei fondi statali per la lotta alla violenza di genere, le Regioni devono rispettare due scadenze: inviare al Dipartimento per le Pari Opportunità entro fine gennaio le Delibere di Giunta adottate sull’uso delle risorse (oltre al monitoraggio dei trasferimenti e degli interventi e il numero aggiornato di Centri antiviolenza e case rifugio) ed entro fine marzo una relazione sulle iniziative implementate.

La ricerca dei dati

Quello che abbiamo cercato di fare è stato reperire le Delibere di tutte le Regioni, cercandole tra gli atti ufficiali pubblicati sui loro siti o richiedendoli via e-mail laddove impossibile trovarle online. Lavoro lungo e non facile - portato avanti anche con l’aiuto delle nostre attiviste – ma necessario per capire come si stanno muovendo le Regioni. Abbiamo trovato le Delibere di 13 amministrazioni su 21 (considerando 19 Regioni e le due Province autonome). Le nostre richieste via e-mail alle altre 8 hanno ricevuto 4 risposte, di cui solo 1 (quella della Valle d’Aosta) conteneva la Delibera richiesta. Nonostante la mancanza di alcuni pezzi, abbiamo provato a comporre il mosaico delle decisioni regionali, variegate e spesso non comparabili tra loro, basandoci per il momento solo sulle informazioni contenute nelle 13 Delibere individuate. Un punto e virgola più che un punto, insomma, in attesa di altre informazioni.

Regione per regione

Ciò che si rileva innanzitutto è la diversità sia nella definizione delle modalità di spesa, sia del livello di dettaglio. Inoltre, non per forza l’aver reperito la Delibera ha portato a comprendere le scelte fatte dalle amministrazioni: è il caso della Puglia e della Campania, le cui Delibere si limitano a creare capitoli di entrata e di spesa e rinviano le decisioni sull’utilizzo delle risorse a provvedimenti successivi.

Per le Regioni che hanno fornito più informazioni, si registrano scelte differenti nell’organizzazione della spesa: molte hanno suddiviso le risorse a disposizione tra aree territoriali: le Province, ad esempio nel caso delle Marche, del Piemonte e della Toscana, i Comuni sede di strutture antiviolenza, come l’Emilia-Romagna, o i Comuni capofila delle Conferenze dei Sindaci in Liguria; solo la Lombardia ha presentato la suddivisione delle risorse per area d’intervento e senza ripartire i fondi su base territoriale.

Molte Regioni hanno scelto di riorganizzare l’allocazione delle risorse e di non seguire lo schema di riparto del documento approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, che includeva l’ammontare di risorse che ogni amministrazione avrebbe destinato ai Centri antiviolenza e alle case rifugio esistenti, alla programmazione regionale e alla creazione di nuovi Centri. Più Regioni hanno privilegiato stanziamenti a favore dei Centri e delle case rifugio: ad esempio la Toscana ha raddoppiato le poche risorse calcolate dal Governo per le strutture esistenti (pari a circa 5.800 per Centro antiviolenza e circa 6.700 euro per casa rifugio); la Regione Marche ha messo a disposizione delle strutture del territorio la metà della quota riservata alla programmazione regionale; la Sardegna ha erogato l’intero finanziamento a favore dei Centri e delle case rifugio (questo giustificato dal poco tempo a disposizione per programmare la spesa in altro modo); altre, come l’Abruzzo e il Veneto, pur mantenendo il riparto originario, hanno scelto di mettere a bando i fondi della programmazione regionale riservandoli a Centri e case rifugio.

Infine, alcune Regioni hanno specificato anche le risorse aggiuntive stanziate per gli interventi di prevenzione e contrasto alla violenza provenienti da varie fonti. Si tratta per lo più di fondi regionali e in casi meno numerosi di altri fondi statali e comunitari.

La mappa interattiva

Se questo è un quadro parziale –non solo perché mancano le informazioni su alcune amministrazioni, ma anche per la frammentazione delle informazioni stesse e i tempi di rilascio e di reperimento - si rileva che, benché ci siano amministrazioni che hanno fatto sforzi maggiori di dettaglio e trasparenza, tutte le Regioni possono fare qualcosa in più per rendere più chiara l’azione complessiva sull’uso dei fondi della Legge 119/2013. Anche il Governo – in particolare il Dipartimento Pari Opportunità – dovrebbe provvedere a sua volta a pubblicare le informazioni ricevute dalla Regioni online, possibilmente in formato aperto, proponendosi come esempio sulla trasparenza.

Prossimi passi

I prossimi passi sono riassumibili in queste indicazioni:

  • Rendere facilmente reperibili online delibere, bandi e altri eventuali atti ufficiali relativi all’uso dei fondi della Legge 119/2013;
  • Pubblicare nomi e tipologia dei soggetti beneficiari dei fondi e le risorse impegnate in ciascun intervento;
  • Rendere chiare le informazioni relative il numero delle strutture antiviolenza e la loro localizzazione nel territorio;
  • Esplicitare la fonte e l’ammontare delle risorse addizionali previste a completamento dei fondi nazionali;
  • Pubblicare tutte le informazioni in formato opendata sul portale o la sezione del sito destinato alla trasparenza amministrativa;
  • La battaglia di trasparenza continua perché è una via per assicurare l’efficacia della spesa e dunque per arrivare a prevenire e ridurre nel tempo la violenza sulle donne.